Iacentino Official interprete


Champagne,
dallo schermo al teatro, la storia continua…

Dalla prefazione al libro “Volevo essere Peppino Di Capri” – di Giuseppe Mennella

“Quando conobbi per la prima volta Iacentino, nel 2008, ero di spalle e sentii una voce familiare nonostante non ci fossimo mai parlati prima. Lo avevo visto soltanto su un manifesto, in occasione di un concerto. Immediatamente, collegai quella voce a quel volto e nella mia mente si sovrappose un’altra ben più popolare immagine: quella dell’inconfondibile Peppino Di Capri.

Un’icona della musica, particolarmente importante per chi, come me, è cresciuto a pane e musica all’ombra del Vesuvio. Ebbi, d’impatto, l’esperienza di quello che avevo letto su alcuni giornali: “l’erede di Peppino Di Capri”. Non tutti possono vantare la “possibilità” di avere un erede: la parola stessa sottende al passaggio, al trasferimento di una caratteristica, di una peculiarità.

Peppino Di Capri è un timbro di Napoli. Un’“icona”, come già detto, ma nel senso letterale del termine: una rappresentazione ideale di un concetto. La rappresentazione figurata del musicista-cantante al pianoforte, nella sua atmosfera magica, romantica, nelle melodie del night, nelle canzoni da ballata di un tempo senza tempo.

Da quella volta in cui sentii quella voce, di spalle, prese il via una collaborazione con Iacentino che prosegue tutt’oggi e si è concretizzata in tantissime forme ed esperienze professionali: tutte caratterizzate dalla stima reciproca, dal rispetto e dal riconoscimento di una passione per il lavoro che diventa vita e che pervade in maniera impalpabile le giornate.

Più volte ci siamo confrontati sulle sperimentazioni musicali, sulla “direzione” da dare ad uno spettacolo, all’imprinting necessario per affrontare le mutazioni di un mondo – quello musicale e quello della comunicazione – che mai nella storia, come in questi 17 anni, ha subìto mutamenti così radicali e rapidi. Eppure, ogni tentativo di cambiamento, per quanto audace e qualitativamente ineccepibile, portava sempre lì, a quella voce, a quelle movenze.

Ogni spettacolo, che spaziasse da Stevie Wonder ai Pooh, da Frank Sinatra a Biagio Antonacci, suscitava sempre nel pubblico quella richiesta: “Champagne”, “Roberta”. Ogni esperienza sembrava rimbalzare come una pallina da flipper verso un canale ben definito che negli ultimi mesi appare quanto mai concreto e chiaro: raccogliere un testimone – certo, non leggero – per spingere avanti una storia bellissima pure attraversando cambiamenti epocali, sempre con un marchio, un timbro, definiti ed inconfondibili”.

Segui Iacentino sui social